Cura, cucitura, intreccio, legami, infrastruttura: tante le parole che ruotano attorno all’edizione della Festa provinciale del volontariato di Padova di quest’anno, così come molte sono le istituzioni che sostengono a vario titolo la 23esima edizione.

Alla conferenza stampa di presentazione del programma integrale, svoltasi mercoledì 23 settembre, sono intervenuti i rappresentanti degli enti che sostengono l’iniziativa: il CSV di Padova e Rovigo, la Provincia di Padova, il Comune di Padova con le assessore Cristina Piva e Francesca Benciolini, la Fondazione Cariparo, l’ULSS 6 Euganea, il CONI provinciale, nonché i referenti di alcune delle organizzazioni che hanno contribuito fattivamente alla realizzazione dell’edizione di quest’anno. La Festa rimane un’occasione eccezionale di costruire nuove relazioni e progetti trasversali.

Marinella Mantovani, presidente del CSV di Padova e Rovigo: «Racconteremo la grande alleanza che si costruisce tra associazioni, cittadini e istituzioni per aprire le porte ai giovani e promuovere la cultura della cura». La parola pilastro dell’edizione 2026 è infatti “cura”: «Il volontariato è cura delle persone, dell’ambiente e delle comunità: è un lavoro paziente, spesso silenzioso ma indispensabile, che tiene insieme il nostro tessuto sociale. Una cura che non è pietismo, ma assunzione di responsabilità civica. In un tempo che spinge all’isolamento, all’egoismo, alla competizione, i volontari operano come artigiani dei legami: sono veri sarti di comunità. Tagliano via l’indifferenza, rammendano le solitudini delle persone, ricuciono il tessuto sociale quando si spezza e si prendono cura dell’ambiente e dei beni comuni. Costruire trame di comunità significa ricordare che non esiste vera comunità se non ci si fa carico del bene di tutti: nessuno si salva da solo». Mantovani non nasconde però le criticità: «Il volontariato non è un’isola felice: accusa fatiche, e in alcuni casi è in sofferenza. Non può diventare un comodo ammortizzatore di un tempo difficile, né può o deve fare tutto e arrivare dappertutto. La cura che mettiamo in campo ogni giorno vuole essere anche un pungolo: istituzioni, politica e società devono assumersi fino in fondo le proprie responsabilità». Stefano Tinazzo, vicepresidente CSV, torna sul tema della pace: «Pensiamo a quanto è importante credere alla pace fin da bambini: il volontariato ripudia il linguaggio di odio, a favore dell’educazione alle relazioni, alla diffusione del concetto di inclusione. Il volontariato è una trama invisibile che sostiene la coesione sociale».

Sofia Pinato, consigliere della Provincia di Padova con delega ad Associazionismo e volontariato: «Quando parliamo di volontariato parliamo appunto di persone che decidono di non essere semplicemente spettatori della propria comunità, ma di prendersene cura. Ed è proprio questo che racconterà la Festa provinciale del volontariato: non soltanto quante associazioni esistono nel nostro territorio, ma quante cose concrete riescono a fare ogni giorno, spesso senza clamore e senza chiedere nulla in cambio. Come Provincia abbiamo il dovere di riconoscere e valorizzare questo patrimonio, ma anche di creare occasioni perché sempre più persone possano conoscerlo e, magari, decidere di farne parte. Domenica non vi invitiamo semplicemente a partecipare a una festa, ma a vedere quanta energia, generosità e competenze ci sono dietro le associazioni del nostro territorio e, soprattutto, a conoscere le persone che ogni giorno rendono tutto questo possibile».

Patrizia Benini, direttore generale ULSS 6 Euganea: «La Festa provinciale del volontariato di Padova rappresenta un momento straordinario di incontro, ma soprattutto di profonda riflessione sul tessuto sociale e umano del nostro territorio. Come Ulss 6 Euganea viviamo quotidianamente un’alleanza indissolubile con il terzo settore: la sanità moderna non può prescindere dalla dimensione dell’accoglienza, dell’ascolto e dell’umanizzazione delle cure, aspetti in cui i volontari operanti in ambito sanitario e socio-sanitario rappresentano una risorsa insostituibile e di valore inestimabile. Penso alla loro presenza discreta e preziosa nelle corsie degli ospedali, nelle sale d’attesa dei Pronto Soccorso, nei reparti oncologici e nelle cure palliative, fino all’affiancamento nella rete dei servizi territoriali e all’interno delle Case della Comunità. Non sostituiscono la professionalità di medici, infermieri e operatori, ma integrano quel “capitale umano” che ne fa il vero valore aggiunto della sanità padovana, contribuendo ad ampliare quella rete che sa coniugare l’eccellenza clinica e tecnologica con il calore delle relazioni umane. Iniziative come la Festa del Volontariato ci ricordano che la salute non è solo assenza di malattia, ma è un bene comune che si costruisce e si protegge insieme, giorno dopo giorno». In occasione della manifestazione, l’Ulss 6 Euganea sarà presente per la prima volta con uno spazio informativo per far conoscere da vicino i servizi socio-sanitari dedicati alla cittadinanza, come le Case della Comunità e il Numero Unico Europeo 116117. Lo stand sarà dunque un punto di contatto diretto per scoprire il funzionamento e l’offerta della nuova rete di assistenza territoriale, strutturata per offrire cure primarie, continuità assistenziale, percorsi di prevenzione e supporto integrato per anziani e fragili.

Catia Ventura, consigliere generale Fondazione Cariparo: «Uno dei nostri mandati è non lasciare indietro nessuno, ecco perché Fondazione Cariparo ritiene fondamentale l’investimento qualitativo, e il volontariato è quell’infrastruttura strategica che ha saputo diffondersinei territori di Padova e Rovigo in modo capillare, facendo da collante dei nostri tessuti sociali e contribuendo alla sua crescita e sviluppo. Tre le iniziative del CSV che sosteniamo con convinzione: Solidaria, percorso che è riuscito a coinvolgere giovani dai 14 anni, un pilastro fondamentale per il futuro; l’acquisto di mezzi con cui garantire mobilità sociale, che Fondazione Cariparo ha sostenuto attraverso sette bandi, l’ottavo già stato finanziato per il 2027 e in uscita nel mese di ottobre; “Progettare(il)Bene”, un progetto che lavora sulle competenze del Terzo settore, perché fare volontariato vuol dire organizzare, intrecciare sistemi, costruire strutture. Il tessuto non deve scucirsi, ecco perché questi investimenti sono essenziali. Essere comunità è uno degli elementi che fa vincere la tenuta dei territori».

Cristina Piva, assessora al Volontariato del Comune di Padova: «Il nostro volontariato è una realtà solida che, pur modificandosi nel tempo, anche per far fronte alle difficoltà culturali e sociali odirne, trova uno sviluppo ulteriore in iniziative come questa. La Festa rappresenta il desiderio di esserci per un’intera comunità: la cura c’è dove c’è relazione e l’auspicio è di riuscire a esserci soprattutto tra i più giovani, che nella loro crescita si chiudono, si isolano sempre di più». Francesca Benciolini, assessora ai Diritti Umani del Comune di Padova: «Padova sarà la 139esima tappa del Giro d’Italia per la Pace, nell’anno in cui la marcia Perugia-Assisi si sospende. Il volontariato è generatore di pace, ecco perché abbiamo deciso di inserire questo passaggio proprio domenica, proprio nella Festa». Durante la cerimonia di accoglienza verrà condiviso anche un ricordo di Alberto Trevisan, primo obiettore di coscienza in Italia, a cura della moglie. La giornata terminerà con i “Cori per la pace”, dieci composti in tutto da 240 persone, e la presentazione dell’impegno della città verso temi quali l’affido, la coabitazione intergenerazionale, l’inclusione sociale.