Editoriale del 03 settembre 2026 a cura di Marinella Mantovani (Presidente) e Stefano Tinazzo (Vicepresidente)
Che cosa significa essere liberi quando si affrontano le decisioni più difficili della propria vita? Come custodire questa libertà di fronte alla malattia e alla sofferenza? E che cosa accade quando cittadine e cittadini scelgono di impegnarsi affinché una domanda presente nella società trovi ascolto nelle istituzioni? L’approvazione della legge regionale sul fine vita ci invita a riflettere sulla dignità delle persone e sulla forza della partecipazione civica.
Il 2 settembre il Consiglio regionale del Veneto ha approvato una legge che disciplina le procedure sanitarie relative al suicidio medicalmente assistito nei casi già individuati dalla Corte costituzionale. Un passaggio rilevante, da considerare con la sobrietà richiesta da una materia che coinvolge convinzioni profonde, esperienze personali e familiari, sofferenze e interrogativi ai quali ciascuno può dare risposte differenti.
La strada che ha condotto a questo voto racconta anche una significativa esperienza di partecipazione. La proposta è nata come legge regionale di iniziativa popolare ed è stata sottoscritta da 9.000 cittadine e cittadini. Dietro quelle firme vi è stato il lavoro volontario di molte persone, che hanno organizzato la raccolta, promosso occasioni di informazione e confronto e seguito con continuità il percorso nelle commissioni e nell’aula consiliare.
La libertà è uno dei valori fondativi del volontariato. Prende forma nella scelta consapevole di mettere a disposizione tempo, energie e competenze per una causa ritenuta importante. Si esprime nella possibilità di prendere parola, associarsi, partecipare alla vita della comunità e contribuire alle decisioni collettive. È una libertà vissuta nella relazione e accompagnata dalla responsabilità verso gli altri.
L’impegno delle persone che hanno sostenuto questa iniziativa ha permesso alla questione di entrare nelle istituzioni e di rimanere nell’agenda pubblica. Ha trasformato esperienze individuali, domande e sofferenze in una richiesta rivolta alla politica. È giusto riconoscere il contributo di chi, attraverso il proprio tempo e la propria presenza, ha reso possibile questo percorso democratico.
Il testo approvato è anche il risultato del confronto avvenuto in Consiglio regionale e delle modifiche introdotte durante l’esame. Accanto alla definizione di procedure e tempi, richiama l’accesso alle cure palliative, l’informazione della persona, la valutazione clinica e bioetica e la volontarietà del personale medico coinvolto.
Sul fine vita convivono posizioni etiche e culturali differenti. Per alcune persone la dignità trova espressione soprattutto nella possibilità di scegliere; per altre nella tutela della vita e nell’accompagnamento lungo ogni fase della malattia. Le istituzioni hanno il compito di garantire cura, ascolto, informazioni complete e tutele adeguate, affinché ogni decisione possa maturare liberamente e nel quadro stabilito dalla legge.
Il volontariato abita da sempre i luoghi della prossimità, della fragilità e della cura. Porta le esperienze delle persone nello spazio pubblico, favorisce il confronto e rende concreta la partecipazione. Le 9.000 firme raccolte e la presenza costante lungo il percorso legislativo mostrano quanto l’impegno civico organizzato possa incidere sulla vita delle istituzioni.
Il confronto sul fine vita resta aperto e continuerà a interpellare la società e il Parlamento. Questa vicenda ci consegna una responsabilità comune: custodire il rispetto tra posizioni diverse e riconoscere il valore di chi sceglie di partecipare. Anche sui temi più difficili, la libertà cresce quando le persone possono far sentire la propria voce e le istituzioni si assumono la responsabilità di ascoltarla.








