Un centinaio tra cittadini e volontari all’incontro con la nuova direzione, per programmare azioni coordinate di volontariato all’interno delle mura dello “Spazio di opportunità” di via Mazzini

Una sala piena, molte più adesioni del previsto e un’idea di fondo che ha tenuto insieme tutti i presenti: la giustizia minorile non si fa solo nelle aule dei tribunali, né solo tra le mura di un istituto. Martedì 11 marzo nel seminario diocesano San Pio X di Rovigo si è tenuto un primo incontro di formazione e confronto dedicato alle associazioni del territorio interessate a sviluppare attività educative, culturali, sportive e laboratoriali per i minori che saranno ospiti del nuovo Istituto Penale per i Minorenni (IPM) di via Mazzini. Quasi un centinaio i volontari e i cittadini che hanno risposto alla chiamata della Diocesi di Adria-Rovigo e del CSV di Padova e Rovigo. La scelta di costruire questa alleanza istituzionale riflette la convinzione che affrontare il tema della giustizia minorile richieda il concorso attivo di tutta la comunità, la cui risposta ha decisamente superato le aspettative.

Ospite dell’incontro anche Roberta Ghirardelli, direttrice dell’IPM, la quale ha illustrato la filosofia che guiderà l’Istituto: non la mera punizione del reato, ma la comprensione delle fragilità che hanno condotto un giovane a commetterlo, l’ascolto della sua sofferenza interiore, e la costruzione di un percorso che lo restituisca, trasformato, alla comunità. Sarà uno “spazio di opportunità”, un laboratorio sperimentale di buone pratiche reso possibile anche dalla disponibilità di spazi fisici adeguati: aule scolastiche, ambienti per attività creative, spazi comuni interni ed esterni che potranno essere allestiti grazie anche alla generosità di donatori privati. Centrale l’idea di offrire esperienze spesso estranee al percorso individuale, quali lo sport, la musica, il teatro, le arti. Ecco perché, nella seconda parte dell’incontro, i partecipanti si sono suddivisi in gruppi tematici (sport, musica ed espressività artistica), per avviare un processo strutturato di coordinamento tra le realtà solidali che se ne occupano, indispensabile per evitare la dispersione delle risorse. L’insieme delle proposte raccolte verrà presentato alla direzione dell’IPM per definire, in modo partecipato, un programma che favorisca lo scambio continuo tra il “dentro” e il “fuori”, per trasformare il nuovo Ipm in un luogo di autentica rigenerazione.

I commenti

«La comunità polesana è pronta ad assumersi una responsabilità collettiva», sottolinea la presidente del CSV Marinella Mantovani, «rieducare non deve essere il compito di un edificio o di un’istituzione, ma della comunità intera. Ecco perché sarà importante dare a questi giovani anche strumenti per comprendere le relazioni e il rispetto di sé stessi e degli altri attraverso attività e iniziative delle associazioni. Ed ecco perché il volontariato chiede sempre grande attenzione all’importanza dell’educazione affettiva fin dalla scuola». In questo percorso, il CSV fornirà supporto operativo: aiuterà le associazioni a coordinarsi, a non disperdere energie, a costruire un’offerta coerente e continuativa. «Il volontariato organizzato non è un’appendice dell’istituzione: è una risorsa strategica per la riuscita di questo progetto, e noi siamo qui per metterla a sistema».

Concorda Davide Girotto, direttore della Caritas diocesana: «Lavorare con i minori richiede competenza, credibilità e la capacità di fare rete per dare risposte integrate. Compito fondamentale delle associazioni del territorio è sensibilizzare la comunità locale per accompagnare lo sviluppo di una rete di supporto diffusa che possa superare i confini del carcere. Sono tante le esperienze di altri territori ai quali possiamo guardare per ispirarci e trovare insieme il nostro modo di essere realmente una comunità che ripara».