*editoriale del 17 settembre 2026 a cura di Marinella Mantovani, presidente del CSV di Padova e Rovigo, e Stefano Tinazzo, vicepresidente del CSV di Padova e Rovigo
C’è una frase, nel discorso che la presidente della Commissione europea Ursula Von Der Leyen ha pronunciato ieri sullo Stato dell’Unione in plenaria a Strasburgo, che colpisce più di tanti dati sull’economia o sulla difesa: “I nostri figli e le nostre figlie hanno bisogno di tempo per diventare loro stessi”. Tempo per crescere insieme, per affrontare le emozioni della vita vera, persino per annoiarsi, perché è nella noia che nasce l’immaginazione, che si impara a essere d’accordo o in disaccordo, a formarsi un’opinione e a cambiarla, anche per diventare cittadinanza pronta, attiva e generativa.
Sono parole nate in un’aula che discute di intelligenza artificiale, di sicurezza, di mercati, di contraddizioni del nostro tempo. Nello stesso discorso la presidente ha annunciato l’EU Kids, un atto legislativo per tutelare i minori dall’essere online, e ha richiamato l’AI Act, il regolamento che l’Unione si è data per governare un’intelligenza artificiale sempre più presente nelle nostre giornate. Due provvedimenti diversi ma con un filo comune: la convinzione che la tecnologia debba restare uno strumento nelle mani delle persone, non il contrario. Un principio che vale per l’economia e la sicurezza informatica quanto per la crescita di un giovane davanti a uno schermo.
Sono temi che arrivano dall’emiciclo francese, eppure toccano qualcosa che a Padova e Rovigo conosciamo bene, perché lo pratichiamo ogni giorno nelle nostre piazze: il tempo più ricco e arricchente è quello che passa di mano in mano tra chi organizza un banchetto, chi accoglie un nuovo volontario, sa farsi avvicinare da un giovane, ascolta una storia che ancora non conosceva.
Le Feste del Volontariato che in queste settimane animano i nostri territori sono, a modo loro, una risposta concreta a quella esortazione. Non un’alternativa polemica al mondo digitale, né una battaglia contro l’intelligenza artificiale che pure trasformerà il modo in cui i più giovani studieranno, lavoreranno, si informeranno. Sono piuttosto un’esperienza che nessuna piattaforma può replicare: la scoperta che si può essere utili essendo presenti, che una comunità si costruisce un gesto alla volta, che il tempo donato agli altri è tempo che torna, moltiplicato.
Per questo invito tutti e tutte, e soprattutto i più giovani, a passare a trovarci: non solo per ascoltare un discorso sul valore del volontariato, ma per viverlo, anche solo per un momento, e per provare a trovare uno spazio vero in cui contare, proporre, essere ascoltati. È lì, tra un gazebo e l’altro, che continuineremo a scrivere la nostra storia comune.







