Editoriale del 23 luglio 2026 a cura di Marinella Mantovani (Presidente) e Stefano Tinazzo (Vicepresidente)

Il welfare del Veneto sta attraversando una trasformazione che va oltre la riorganizzazione amministrativa. La nascita degli Ambiti Territoriali Sociali e i nuovi tavoli tra Aziende ULSS e Terzo settore pongono una questione decisiva: quale ruolo riconoscere alle associazioni nel welfare dei prossimi anni? Il volontariato non può essere chiamato soltanto per realizzare progetti, gestire servizi o colmare le carenze del sistema pubblico. La sua funzione è intercettare bisogni spesso invisibili, raggiungere le persone più fragili, costruire relazioni di fiducia e portare nella programmazione la conoscenza maturata nelle comunità. È questa la prospettiva dell’amministrazione condivisa. Co-programmare significa individuare insieme bisogni, priorità e risorse; co-progettare significa trasformare quella visione in risposte concrete, condividendo competenze e responsabilità. Evitando le consultazioni formali e le gare d’appalto mascherate e costruendo un metodo stabile di governo dell’interesse generale. La sfida sarà soprattutto integrare sociale e sanitario, servizio pubblico e terzo settore, strutture rigide e volontariato fluido. Invecchiamento, disabilità, solitudine, salute mentale e fragilità familiari non seguono i confini degli uffici. Servono un raccordo permanente tra ATS, ULSS e associazioni, dati condivisi e una programmazione basata sui reali bisogni e orientata ad impatti misurabili. Il volontariato può facilitare l’accesso ai servizi e accompagnare le persone fragili, purché sia coinvolto, formato e mai utilizzato per sostituire risorse professionali e strutturali. In questo percorso il CSV vuole essere un’infrastruttura della partecipazione: connettere istituzioni e associazioni, formare gli enti e i volontari, facilitare i processi e consentire anche alle realtà più piccole di contribuire. Il passaggio che ci attende è da un welfare costruito per le comunità a un welfare costruito con le comunità. Gli ETS devono essere soggetti corresponsabili. Il CSV sarà al loro fianco perché questa prospettiva diventi una pratica stabile nei territori di Padova e Rovigo.