Discorso della Presidente Marinella Mantovani (Presidente) per la Festa Provinciale del Volontariato di Rovigo 2026
Oltre 60 associazioni, 2 Enti pubblici, tanti ragazzi con 1 istituto scolastico, 31 artisti locali e 40 negozi. Ma soprattutto tante persone coinvolte. Tanti volontari attivi, impegnati e tanti cittadini. Non sono solo numeri ma una grande alleanza di piazza. Quest’anno la nostra festa ha fatto un salto di qualità straordinario, uscendo dai confini tradizionali.
Come direttivo del CSV, in questo 2026 ci siamo dati un obiettivo politico chiaro e preciso: radicare l’attività sul territorio e aprire le porte ai giovani. Territorio e giovani e nella piazza di domenica abbiamo dato sostanza a quest’impegno. Abbiamo voluto che la comunità si stringesse attorno al volontariato. Abbiamo chiesto ai ragazzi di fermarsi a riflettere, di scavare dentro il senso del dono e dell’impegno, e le loro parole sono diventate materia viva, stampate in un totem che camminerà con noi in piazza. Abbiamo chiesto agli artisti di interpretare questo sentire con la forza dell’arte, e ai negozianti del centro di aprire le loro vetrine per accogliere insieme l’opera d’arte e il pensiero dei giovani.
Rovigo domenica sarà una bella vetrina, piena di colori, di calore, di passione e di affetto. Non sarà però solo una mostra diffusa, ma è un potente messaggio: nessuno si salva da solo.
La città di Rovigo ha scelto di esserci e di dire alle associazioni, “ci siamo anche noi, vi siamo vicini e condividiamo il vostro impegno.” Ecco la novità di quest’anno.
La parola 2026: Il volontariato è CURA.
Se lo scorso anno la nostra bussola è stata “Gentilezza”, per questo 2026 la nostra parola è: cura. Il volontariato è cura. È quel lavoro paziente, spesso silenzioso ma indispensabile, che si prende cura delle persone, dell’ambiente e delle comunità. È una cura che non è pietismo ma assunzione di responsabilità civica.
In un tempo che spinge all’isolamento, all’egoismo, alla competizione, alla cattiveria, i volontari operano come artigiani dei legami: i volontari sono veri sarti di comunità: tagliano via l’indifferenza, rammendano le solitudini delle persone, ricuciono il tessuto sociale spezzato e si prendono cura dell’ambiente e dei beni comuni. È un’opera che cuce insieme i valori fondamentali della solidarietà e della giustizia sociale, ricordandoci che non esiste vera comunità se non ci si fa carico del bene di tutti. Nessuno si salva da solo e tutti, nessuno escluso, abbiamo bisogno di cura.
Ma sento anche di lanciare un allarme. La nostra “sartoria sociale” non è un’isola felice, anche il volontariato accusa delle criticità e in alcuni casi è in sofferenza, né può diventare un “comodo ammortizzatore” di un tempo difficile. Il volontariato non può — e non deve — fare tutto e arrivare dappertutto. La cura come assunzione di responsabilità che mettiamo in campo quotidianamente vuole essere perciò anche un pungolo che smuove un cambio di postura: le istituzioni, la politica e la società devono assumersi le proprie responsabilità, perché “la stoffa è logora” e servono risposte strutturali.
Diventa perciò sempre più necessario costruire trame di comunità.
E domenica abbiamo un’altra alleanza nella piazza quella della salute, e del lavoro.
La piazza, parlando di giovani, allarga lo sguardo anche a grandi sfide del presente. L’ULSS 5 sarà con noi a denunciare l’emergenza delle dipendenze giovanili da alcol e gioco, rimettendo a terra la bellezza dei giochi da tavolo e della socialità reale. E poi, Formedil con il laboratorio interattivo di orientamento al lavoro dedicato ai nostri giovani.
La festa del volontariato diventa domenica il luogo in cui la salute, il lavoro, i giovani, le istituzioni e le associazioni si danno una mano per costruire un futuro più giusto.





























