La riflessione della presidente del CSV di Padova e Rovigo Marinella Mantovani in vista della Giornata internazionale dei diritti della donna
«La protezione delle donne non si esaurisce in una data. È un impegno che attraversa ogni mese, ogni stagione, ogni aula scolastica». In vista delle celebrazioni per la Giornata internazionale dei diritti della donna, la presidente del CSV Marinella Mantovani sottolinea alcuni concetti chiave dell’impegno del volontariato e del terzo settore più in generale attorno a temi cruciali per lo sviluppo di una società civile più accogliente. «Se vogliamo davvero costruire una società più giusta e inclusiva, dobbiamo avere il coraggio di spostare lo sguardo: dai simboli alle strutture, dalle intenzioni alle pratiche quotidiane. E iI volontariato lo sa bene. Le organizzazioni che ogni giorno operano sui nostri territori, come centri antiviolenza, associazioni di ascolto, reti di supporto alle donne in difficoltà, non si fermano mai. Lavorano spesso senza risorse sufficienti, con una costanza che è essa stessa un atto politico. Essere presenti sempre, non solo quando i riflettori sono accesi: questa è la forma più autentica di cura. Ma la cura, da sola, non basta. Accanto all’assistenza serve la prevenzione. E la prevenzione vera si chiama educazione: emotiva, relazionale, sessuo-affettiva. Si costruisce nei primi anni di vita, si consolida a scuola, si radica nei contesti dove i giovani e le giovani imparano a stare al mondo insieme agli altri. È lì che si formano le idee su cosa significhi rispettare una persona. Il Terzo Settore ha la capacità di entrare nelle scuole come presenza continuativa e fidata. Le associazioni, come anche il CSV con i suoi progetti, portano nelle aule l’esperienza diretta, il linguaggio della prossimità, la credibilità di chi ha visto cosa succede quando certi valori mancano. Non è didattica: è testimonianza viva. La responsabilità di costruire ponti stabili tra il mondo della scuola e quello del volontariato è di tutti, servono alleanze strutturate, percorsi di educazione sentimentale che coinvolgano ragazze e ragazzi insieme, che insegnino a nominare le emozioni, a riconoscere i confini, a costruire relazioni fondate sull’uguaglianza. Perché l’inclusione si impara praticandola, fin da piccoli».






























