Il Fondo per la Repubblica Digitale mette a disposizione 25 milioni di euro per progetti di formazione e inserimento lavorativo. Ecco come le associazioni di Padova e Rovigo possono partecipare.
Il divario digitale in Italia resta una sfida aperta, soprattutto per chi è fuori dal mercato del lavoro. Nonostante i miglioramenti, i dati 2025 indicano che solo il 45,8% degli italiani tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base. Per rispondere a questa urgenza, il Fondo per la Repubblica Digitale ha lanciato il bando “Prospettive+”, una nuova opportunità da 25 milioni di euro dedicata alla riqualificazione di persone disoccupate e inattive.
Il Target: a chi si rivolge l’intervento?
A differenza di altre iniziative focalizzate sui giovanissimi, “Prospettive+” mira specificamente alla fascia adulta: persone disoccupate o inattive di età compresa tra i 34 e i 67 anni. L’obiettivo è trasformare le competenze digitali in un ponte concreto verso l’occupazione, riducendo l’esclusione sociale che spesso colpisce i lavoratori più maturi o fragili.
La struttura dei progetti: non solo formazione
Le proposte non possono limitarsi a semplici corsi di informatica. Il bando richiede un percorso integrato che comprenda:
- Intercettazione: Strategie efficaci per raggiungere i beneficiari più distanti dal mercato.
- Formazione: Acquisizione di competenze digitali (base e avanzate) e trasversali (soft skills).
- Accompagnamento: Azioni dirette di orientamento e supporto per l’inserimento lavorativo, preferibilmente coinvolgendo le imprese del territorio.
- Certificazione: Sarà valutata positivamente la previsione di certificazioni ufficiali al termine del percorso.
La sfida del Partenariato: fare rete è d’obbligo
Per le piccole e medie associazioni delle province di Padova e Rovigo, la partecipazione richiede un salto di scala organizzativo. Il bando impone criteri rigidi:
- Minimo 3, massimo 8 soggetti: Non si partecipa da soli. Ogni progetto deve essere presentato da un partenariato composto da un soggetto Capofila (pubblico o privato senza scopo di lucro costituito da almeno due anni) e da almeno due partner (pubblici o privati senza scopo di lucro, che non partecipino a più di una proposta progettuale).
- Requisito geografico: Le attività devono coinvolgere almeno due regioni. Questo significa che un’associazione di Padova, ad esempio, dovrà necessariamente collaborare con partner di altre regioni (es. Lombardia o Emilia-Romagna) per rendere la proposta ammissibile.
- Soggetti ammessi: Enti del Terzo Settore, soggetti privati non profit e soggetti pubblici. È possibile includere anche partner for profit (imprese), ma il loro budget non può superare il 30% del totale.
Risorse economiche e scadenze
Il contributo richiesto deve essere compreso tra 1 milione e 3 milioni di euro, con un costo unitario massimo per beneficiario formato di 3.500 €.
Nota bene: Il bando prevede costi indiretti (spese di gestione, affitti, utenze) forfettari pari all’8% del contributo richiesto.
La scadenza per l’invio delle proposte tramite la piattaforma Re@dy è fissata per le ore 11:00 del 15 maggio 2026.
Gestione finanziaria
Il bando prevede un sistema rigoroso di gestione basato su costi reali e obiettivi raggiunti.
Il contributo (compreso tra 1 e 3 milioni di euro) avviane in 4 tranches: anticipo fino al 25% all’avvio del progetto, due acconti fino al 25% previa rendicontazione dettagliata delle spese effettivamente sostenute e quietanziate, saldo a conclusione del progetto e dopo la verifica della rendicontazione economica e dei risultati raggiunti. La liquidazione delle quote è vincolata alla verifica del raggiungimento dei risultati attesi e della conformità delle attività. Il Fondo può ridurre o non approvare le tranche se gli obiettivi non sono rispettati.
Valutazione di Impatto: un impegno costante
Un elemento di particolare complessità è la valutazione di impatto controfattuale. Ogni progetto finanziato sarà monitorato dall’Evaluation Lab del Fondo. I partenariati dovranno collaborare attivamente alla raccolta dati e, in alcuni casi, individuare un “gruppo di controllo” (persone idonee che non partecipano alle attività) per misurare scientificamente l’efficacia dell’intervento.





























