Giuseppe Igne, attivista ecologista di Selvazzano Dentro, traccia la sua ricetta per stimolare nei giovani una buona “mentalità sociale”. La vicesindaca Allocca: “Il Comune deve diventare luogo di vera accoglienza giovanile e spazio di espressione e relazione”
A cosa servono proposte come il “10.000 Ore dì Solidarietà”, se poi i giovani non aderiscono alle associazioni e non continuano a fare volontariato? A gettare un seme, direbbe qualcuno. A “gettare un’esca”, dice Giuseppe Igne, classe 1962 residente a Selvazzano Dentro, cresciuto con la sensibilità per il sociale e una forte propensione all’ecologia.
Parliamo di lui non tanto per raccontare il suo percorso, costellato da 40 anni di attività come educatore nel mondo dello scoutismo padovano, culminati nel 2000 con la fondazione del gruppo scout AGESCI nel suo Comune e con l’adesione al nucleo di Protezione Civile Agesci, con il quale si è sempre a disposizione della Regione Veneto dal disastro di Vaia in poi. Parliamo di lui anche e soprattutto perché da 10 anni è attivo nella sezione “I ponti e la selva” di Legambiente Selvazzano Dentro che lo scorso 17 marzo ha affiancato assieme al comitato locale di Croce Rossa sette ragazze di terza superiore alla giornata del “10.000 Ore di Solidarietà”, progetto promosso da dieci anni dal CSV proprio per far sperimentare ai più giovani il volontariato in vari ambiti, in questo caso quello ambientale.
E visto che l’occhio clinico non gli manca, così come non gli manca l’esperienza a contatto con i giovani di ieri e di oggi, gli abbiamo chiesto cosa ne pensa di chi si avvicina ma poi passa, e invece di come far sì che alla fine non passi, ma resti. La risposta è un’inattesa autocritica, non tanto al sistema ma al proprio ruolo di animatore di interesse, di valori, di attivismo. Come volontario, educatore e testimone di valori intergenerazionali. «Non possiamo aspettare che siano i giovani a venire a bussare alle nostre porte, anche perché al giorno d’oggi ricevono così tante sollecitazioni che è difficile sperare che si avvicinino spontaneamente. Dobbiamo essere noi quelli capaci di attirarli, anche grazie a “esche” come il “10.000 Ore”. L’obiettivo è aprire la loro mentalità sociale, per creare dei buoni cittadini e cittadine».
Inutile farsi vanto di un effetto-calamita che ancora va attivato: «Anche in Legambiente a Selvazzano, come in altre associazioni, è difficile incontrare i giovani, ma come abbiamo potuto vedere in molte iniziative anche recenti alle quali abbiamo partecipato, loro non hanno problemi a venire, anche se all’inizio possono apparire distratti, poco interessati. Il problema, piuttosto, è la troppa burocrazia e il fatto che, proprio per questo, avere a che fare con dei minori può sembrare un ostacolo insormontabile. Ma a maggior ragione non possiamo aspettare che siano loro a farsi avanti, dobbiamo andarceli a prendere, accompagnarli ma di lato, dimostrarci presenti. Dobbiamo creare non delle esche, ma delle vere e proprie missioni che ci portino a creare massa critica, colpendo le vere aspirazioni dei ragazzi e delle ragazze di oggi». Su questo, Igne si aiuta citando i versi “Io so suonare la chitarra, io so dipingere e fare poesie, io so scrivere e penso molto, io non so far niente”, della canzone “Dove troveremo tutto il pane“, scritta da Stefano Pianori. È importante per tutti capire che «si contribuisce al bene Comune con le forze e le capacità che ognuno ha e che mette a disposizione degli altri, però bisogna rimanere aperti a cose nuove da imparare, non esiste chi non sa fare nulla. Come adulti dobbiamo abbandonare i nostri preconcetti sui giovani, qualsiasi sia il periodo storico che viviamo: diamo loro fiducia, parliamo con il sorriso, dando e dandoci obiettivi pratici da condividere assieme. Non è facile, ma è una sfida educativa e un crescere assieme per un quartiere, una città, un paese, un mondo , un futuro migliore già da ora. Utopia? No, è senso della realtà. Da soli non si va da nessuna parte: bisogna avere fiducia del prossimo, fiducia in chi ci sta accanto. Nemmeno questo è facile, ma bisogna rimboccarsi le maniche e lavorare assieme. Aspetto tutti i giovani a darci una mano».
«Quando i ragazzi ci sono rispondono bene, si illuminano. La difficoltà non è la loro mancanza di volontà, ma il gancio iniziale: oggi i giovani aderiscono a proposte strutturate, che li riconoscono e in cui si riconoscono»: questa la riflessione di Raffaella Allocca, vicesindaca di Selvazzano Dentro che nel corso del suo mandato ha fatto l’attrazione dei giovani alle proposte civiche una sorta di missione. «Nei laboratori che abbiamo realizzato durante Solidaria l’anno scorso a Selvazzano, penso ad esempio all’incontro con il docente Andrea Felicetti “Libertà è partecipazione!” o con Davide Natta e Finizia Scivittaro “Libertà, desiderio e responsabilità come antidoti alla violenza di genere” di in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne, la partecipazione non è stata massiccia, ma chi c’era era motivato e soddisfatto. Molti all’incontro del 25 novembre si sono fermati oltre l’orario previsto, dimostrando particolare interesse a temi quali l’educazione sessuo-affettiva e le questioni di genere», molto cari anche anche a Marinella Mantovani, presidente del CSV di Padova e Rovigo, che li definisce «presidi educativi fondamentali. Investire su questi temi significa contribuire a formare giovani accoglienti, generativi e veramente inclusivi».
«Abbiamo costruito un nuovo percorso di 28 ore di formazione sulla cittadinanza attiva intitolato “Cittadini si diventa” che partirà martedì 26 maggio, in continuità con il lavoro già avviato lo scorso anno con Felicetti su democrazia e impegno civico, agganciato al bando “Generazioni attive” con Tetris APS», riprende Allocca. «Vogliamo rendere i nostri ragazzi e ragazze protagonisti, non semplici partecipanti. Alla prossima Festa delle associazioni e del volontariato di domenica 13 settembre li coinvolgeremo come staff dell’evento: un riconoscimento concreto del loro impegno, non solo in termini di ore». Non solo: «Grazie al bando “Biblioteche sociali” che abbiamo vinto, la nostra biblioteca comunale sta diventando un vero e proprio hub civico e sociale, con l’obiettivo dichiarato di contrastare il calo della presenza giovanile e promuovere la coesione sociale, facendo evolvere la biblioteca da semplice luogo di fruizione a spazio di produzione culturale, partecipazione e cittadinanza attiva. Stiamo pensando a nuovi spazi e occasioni per i giovani: dall’aula studio in Barchessa, aperta con presidio continuativo, a una serata dedicata agli studenti della maturità. Vogliamo che il Comune nella sua interezza sia un luogo che accolga davvero i nostri giovani e le nostre giovani, offrendo spazi e percorsi di espressione e di relazione».
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